Aneliti di stelle e l’arte nel tempo dell’era spaziale

di Redazione

Lucio Fontana, Piero Dorazio, Gerardo Dottori, Gianni Dova, Enrico Prampolini, Emilio Scanavino, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano, Giulio Turcato, Roberto Crippa, Franco Bemporad, Aldo Bergolli, Alessandro Bruschetti, Giuseppe Capogrossi, Brajo Fuso, Cesare Peverelli, sono questi gli artisti presenti nella mostra “Aneliti di stelle”, visitabile fino al 2 febbraio 2020 al Museo civico di Palazzo Della Penna di Perugia. Un omaggio allo spazio e alle stelle nell’anno in cui si celebra il cinquantenario dallo sbarco sulla Luna, e in cui il Comune di Perugia dedica proprio alle stelle l’intera programmazione delle festività natalizie.

L’idea della mostra, curata da Andrea Baffoni in collaborazione con Archivi Gerardo Dottori di Perugia, nasce da una preliminare selezione di opere del futurista perugino ispirate a forme astrali. Si è dunque partiti da qui per ampliare un tema che nel corso degli anni Cinquanta ha accolto le suggestioni indotte dalla conquista del Cosmo portando alla rivoluzione dello Spazialismo di Lucio Fontana, quale frutto di ricerche iniziate tra anni Venti e Trenta con i futuristi Balla, Dottori e Prampolini, ispiratori e fautori dell’Aeropittura e di una visione artistica capace di superare il limite atmosferico.

G.Dottori, Tramonto lunare

È l’opera di Fontana, simbolicamente, al centro della mostra, snodo di una ricerca artistica che trova in essa il punto di arrivo e di una nuova ripartenza, come già nel 1967 proprio in Umbria, partecipando alla storica mostra “Lo Spazio dell’Immagine” a Palazzo Trinci di Foligno. Era il 1957 d’altra parte, un decennio prima, quando l’Unione Sovietica lanciava nello spazio il primo satellite artificiale, Sputnik 1, dando formalmente inizio alla cosiddetta Era spaziale.

Fondamentale si rivelò proprio l’esperienza dei futuristi Dottori e Prampolini, rispettivamente ideatori del linguaggio aeroplanico, il primo, e cosmico, il secondo. Fu infatti l’Aeropittura futurista a fornire una prima prospettiva di superamento atmosferico del genere umano sia in chiave tecnologico-meccanica che filosofico-esistenziale.

Da questi si passa a Lucio Fontana che proprio negli anni della “corsa alle stelle”, e partendo dalle ricerche futuriste cui aderiva nel 1939, maturò il suo movimento Spazialista giungendo alla ben nota soluzione del buco e, infine, del taglio sulla tela.

Attorno a Fontana ruotano poi una serie di artisti che mostrarono come tali eventi seppero colpire profondamente l’immaginario collettivo ben oltre la soluzione ideata da quest’ultimo. Una profusione di idee come i reticolati di Piero Dorazio, che richiamano le radici futuriste delle compenetrazioni iridescenti di Giacomo Balla, o i dipinti di Cesare Peverelli capaci di unire la gestualità informale di Mathieu alla gabbia ideale di Fontana.

L. Fontana, Concetto spaziale

Con Fontana lo sfondamento della tela aveva infatti aperto la strada al superamento dello spazio in senso fisico e mentale. Artisti come Aldo Bergolli, Gianni Dova, Roberto Crippa, Emilio Scanavino, Franco Bemporad operavano, già da un decennio, in chiave spazialista aprendo a soluzioni estetiche talvolta vicine ai postulati futuristi, altre alla direzione informale. Accanto ad essi, tuttavia, il concetto di spazio veniva sentito come nuovo e particolarmente attento alla dimensione intima della materia. Salvatore Scarpitta, in tal senso, produceva lavori che ben si attestano come prodromo del poverismo, calibrati nel versante esterno della ricerca formale, ma più ampiamente indirizzati nella definizione interna di energie latenti.

Una suggestione particolare è fornita in mostra dal confronto tra le opere materiche di Franco Bemporad e Brajo Fuso dove i richiami alla dimensione cosmica s’immergono nella contemporaneità dell’invenzione polimaterica e oggettuale. Proprio l’artista umbro, nel 1969, mostrava un’inedita rappresentazione della Luna con un’opera dal titolo paradigmatico: La Luna vista da lassù, riprodotta in quello che poteva essere il suo lato nascosto, come videro nel dicembre 1968 gli astronauti Frank Borman, William A. Anders e Jim Lovell, compiendo con l’Apollo 8 la prima circumnavigazione del satellite.

L’ondata creativa cui si assistette in quegli anni, del resto, fu ben lungi dall’esaurirsi nel ridotto recinto di tali esperienze. È a quest’ultimo riferimento che guarda la presenza di Mario Schifano, autore nel 1972 della serie In diretta dalla Luna o dei celebri “futurismi rivisitati” chiudendo simbolicamente questa stagione.

Gran parte delle opere in mostra sono inedite, provenendo principalmente da collezioni private che hanno aderito al progetto permettendo la realizzazione della mostra, ma si registrano importanti prestiti come quello della Galleria Nazionale dell’Umbria, del Fuseum di Monte Malbe e della Galleria Montrasio di Milano e Monza. Importante anche ricordare come nella mostra siano presenti numerose opere inedite, mai esposte al pubblico. Il catalogo, edito da Fabrizio Fabbri Editore, raccoglie tutte le opere e presenta saggi storici per approfondire questa intensa esperienza artistica anche nell’ambito cinematografico. Nell’ultima sala infatti un video mette insieme alcuni film e documentari celebri dedicati all’avventura dell’uomo nello spazio.